Di Rose Stokes

Tre parole per descrivere cinema nazionale paraguaiano? “Lavori in corso”, risponde e facendo un punto sulla situazione Luis Aguirre, scrittore e direttore di Universo Servilleta/Napkin Universe (2010). La produzione cinematografica nazionale del Paraguai è stata, fino a poco tempo fa, virtuale e non esistente.

Ciò può essere attribuito a diversi fattori, il più ovvio è la repressione della creatività che il paese ha subito a causa di Alfredo Stroessner e della sua recente dittatura estremamente repressiva e durata ben trentacinque anni. Il Paraguai lottò negli anni post Stroessner al fine di trovare la sua voce cinematografica e cominciare a generare una cultura cinematografica e nazionale. Aguirre lo spiega così “È il sentimento che si prova quando ci si sveglia da un lungo sonno e si ha bisogno di tempo per muoversi di nuovo” è comprensibile dopo anni di letargo, il cinema nazionale del Paraguai non sapeva esattamente cosa fare con la sua nuova e ritrovata libertà. Ma doveva muoversi, e ora sta volando verso l’orizzonte a un ritmo tale che anche il più agile dei cinefili fa fatica a stargli dietro.

La recente esplosione del cinema paraguaiano ha prodotto una grande quantità di film diversi e dinamici e che sono proiettati al fine di catturare l’attenzione degli spettatori sia nel paese sia fuori dal paese. E così con tanti argomenti ancora da trattare che vanno dal passato al presente con problemi politici e sociali, lo sguardo cinematografico del Paraguai si muove in tutte le direzioni; indietro, avanti, intorno. Quindi, non è proprio sorprendente vedere dei film come Cuchillo de Palo/108 (2010), di Renate Costa, un documentario sul terribile trattamento riservato agli omosessuali durante la dittatura che si è abbattuto sui festival internazionali come un ciclone, ed è stato salutato con entusiasmo dalla critica ricevendo anche numerosi premi. Sulla stessa linea del cinema politicamente impegnato si trova il cortometraggio Calle Última (2010), di Marcelo Martinessi, un film sulla realtà difficile dei bambini della via di Asunción che è stato anche molto promosso al di fuori dal paese.

Ma la cultura cinematografica nazionale del Paraguai non è fatta solo di politica; essa è solo uno dei suoi tanti aspetti. Film come quello di Aguirre Universo servilleta/ Napkin Universe (2010) e Dieciocho cigarillos y medio/ Eighteen and a Half Cigarettes (2011) di Marcelo Tolces-Asrilevich sono istantanee dell’attuale Asunción che dipingono la città come vibrante e piena di vita in cui la cultura è in crescita esponenziale. In entrambi i casi, il regista, riesce a ritrarre l’Asunción di oggi come una commistione fatta di vecchio e nuovo, tradizionale e moderno; una cultura che è cambiata e si è evoluta con modernità ma che ancora mantiene il suo paraguayismo.

In verità, la cosa più elettrizzante di questo cinema è, che è ancora in fasce. Ci sono ancora molti percorsi multipli e strade da scoprire, percorrere ed esplorare. Come dice Martinessi, “questo è un cinema che sta ancora riflettendo su ciò che vuole essere da grande” …cosa c’è di più appassionante di questo? Come spettatore di cinema in Paraguay, ogni volta che metto piede in sala, il brusio è esilarante; non sai mai cosa aspettarti e c’è un’eccitazione d’animo perché ognuno attende la prossima rivelazione con il fiato sospeso. Visto il numero di registi talentuosi e le loro ambizioni di lasciare una traccia su questa tela vergine, sembra che il meglio debba ancora venire. Allora, il cinema paraguaiano in tre parole? La mia risposta è “seguite questo spazio.”

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