Lo Spotlight di questa settimana si concentra su Atiq Rahimi, uno scrittore e regista di origini franco-afghane. Originario di Kabul, Rahimi è costretto a lasciare il suo paese di origine a causa dell’invasione sovietica e dopo essersi rifugiato per un anno in Pakistan riceve asilo politico dalla Francia dove inizia la sua carriera nella televisione come produttore di pubblicità e documentari.

Negli ultimi anni del 1990 Rahimi si imbarca nel suo primo progetto di scrittura che gli porterà l’attenzione internazionale. Il suo libro persiano del 2000, “Earth and Ashes”, diventa subito un bestseller sia in Europa sia in Sud America e il film basato sul romanzo vince il “Prix du Regard vers l’Avenir” al Festival di Cannes nel 2004.

P1D2340718G_px_640_Il suo successo come scrittore continua, raggiungendo l’apice nel 2008 quano Rahimi vince il più prestigioso premio letterario francese, il “Prix Goncourt”, esistente da 105 anni, per il romanzo “Syngue Sabour”, tradotto in inglese con il titolo “The Patience Stone” (in italiano “La pietra della pazienza”). Tuttavia, la potente storia di una donna intelligente che vive sotto il tirannico regime talebano in Afghanistan non rimane confinato alle pagine di un libro. Infatti, Rahimi decide di fare un film basato su di esso.

Il film “The Patience Stone” ha la sua premier internazionale al Festival Internazionale del Film di Toronto nel 2012 ed viene accettato positivamente sia dal pubblico che dai critici.
Adattato dal libro di Rahim e Jean-Claude Carrière (una lunga collaborazione di Luis Buñuel), “The Patience Stone” è ambientato da qualche parte, in Afghanistan o altrove, in un paese tormentato dalla guerra. Un bellissima donna trentenne si prende cura del marito che è in coma. Dopo aver vissuto per dieci anni sotto il suo controllo, senza avere una propria voce, ha finalmente la meglio e incomincia a rivelargli i suoi desideri più nascosti. Le confessioni della donna sono straordinarie e senza freno: riguardanti il sesso e l’amore, la sua rabbia nei confronti di un uomo che non l’ha mai capita e che non ha mai mostrato rispetto né gentilezza verso di lei. Attraverso le parole, si libera così audacemente dal marito, la donna cerca di salvarsi dalla sofferenza e suo marito diventa inconsciamente syngué sabour (“la pietra della pazienza”)- una magica pietra nera che, secondo la mitologia persiana, assorbe le difficoltà di coloro che si confidano con essa.

La libertà del film di Rahimi è impressionante e la natura sovversiva della storia accenna il soggetto riguardante la condizione delle donne islamiche e i loro desideri negati. “Non posso dire se questa donna esista. Ma è una donna che vorrei che esistesse in una situazione simile, in una cultura del genere. Una donna che si ribella, che si rivela, che racconta la sua storia, che scopre i suoi desideri, il suo corpo, che si realizza.”, dice Rahimi riguardo il suo personaggio principale.

“The Patience Stone” di Atiq Rahimi è stato scelto come la partecipazione afghana agli Oscar 2013 nella categoria Miglior Film Straniero e ha perseguito il suo viaggio internazionale nei festival del film in tutto il mondo: USA, Londra, Pusan o Abu Dhabi così come la città natale del regista: Kabul. Acclamato internazionalmente per la sua potente trama, ma anche per il coraggio di affrontare soggetti delicati, “The Patience Stone” è un esempio di come un potente messaggio può essere trasmesso attraverso il cinema.

Noi dell’ÉCU sosteniamo il cinema in tutto il mondo e abbiamo anche una categoria dedicata ai film non europei. Speriamo che ci siano molti registi anche al di fuori dell’Europa che, ispirati dalla storia di Atiq Rahimi, invieranno i loro film a ÉCU 2014.

Ruxandra Matei

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